Lo sport alla Grande Guerra

Lo sport alla Grande Guerra Ingrandisci

Quaderni della Società Italiana di Storia dello Sport

serie speciale. aprile 2015

Atti del convegno, Firenze, Istituto Geografico Militare 9-10 maggio 2014

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  • Autore: a cura di Gregory Alegi, Eleonora Belloni, Felice Fabrizio, Sergio Giuntini, Virgilio Ilari, Angela Teja e Donato Tamblè
  • Anno: 2015
  • Formato: 16x23
  • Pagine: 423
  • ISBN: 978-88-7145-346-0

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Usiamo definire il primo conflitto mondiale come Grande Guerra. Sembrerebbe ingiustificato

a paragone dei numeri decisamente superiori che distinguono il secondo conflitto mondiale

(uno per tutti, 45 milioni di morti contro 16). Ma non è così. Quando, a fine luglio 1914,

si spengono le luci sull’Europa della Belle Epoque e la parola passa agli eserciti, si crea una

situazione senza precedenti nella storia dell’umanità: è la guerra totale. Non c’è ambito produttivo,

economico, sociale, civile o culturale che non venga risucchiato. La guerra, appunto,

diventa Grande. Per la prima volta.

È anche questo il segno del mondo nuovo. Pochi decenni avevano mutato radicalmente

l’aspetto del vecchio continente e mandato in soffitta “l’antico regime”. Da poco meno di 50

anni l’Europa prosperava come mai prima: sviluppo economico, innovazioni tecnologiche,

diffusione di standard di vita degni di questo nome anche nelle classi del proletariato urbano

e nelle campagne, grande spazio alla cultura e alle nuove manifestazioni artistiche come

il cinematografo. All’esposizione universale di Parigi che celebra il passaggio al nuovo secolo

si contano 50 milioni di visitatori ad ammirare gli stand di 58 paesi. Nel 1896 si celebrano,

ad Atene, le prime Olimpiadi dell’era moderna; vi partecipano quattordici nazioni e qualche

centinaio di atleti. Gli affari, i commerci, le produzioni, i movimenti finanziari, gli spostamenti,

le comunicazioni (il primo segnale radio transoceanico viene lanciato da Guglielmo

Marconi nel 1901), i viaggi di uomini e donne non più appartenenti solo alla nobiltà o alla

grande borghesia avevano creato un universo distante e diverso decisamente da quello conosciuto,

per secoli, fino alla metà degli anni Cinquanta dell’Ottocento: questo aveva generato

rapporti speciali tra gli stati a loro volta codificati con trattati diplomatici e militari. Insomma

nel nuovo secolo non era più possibile immaginare un nuovo conflitto come la guerra franco-

prussiana del 1870-1871.

Nelle nazioni belligeranti muta radicalmente il registro della vita organizzata come possono

dimostrare anche pochi esempi: dal peso via via più esclusivo del potere centrale in ogni

campo della società all’irruzione delle donne nel mondo del lavoro al salto tecnologico imposto

dalla “competizione militare” ai prodotti e ai modi di produzione. Compie i primi passi

la propaganda di massa. E, anche a prescindere dagli obiettivi di formazione dell’opinione

pubblica da parte dei governi, si fa strada un ruolo essenziale dei mezzi di comunicazione,

soprattutto nell’alimentare l’elemento interventista e lo spirito di mobilitazione dentro cui,

per quel che riguarda l’Italia, va collocata anche la stampa sportiva, in particolare “La Gazzetta

dello Sport”.

Tutto e tutti sono e si sentono coinvolti. E questo coinvolgimento determinerà mutamenti

radicali. Dalla guerra non esce solo un’Europa devastata o sconvolta nell’assetto geopolitico

(scompaiono quattro imperi, nascono nuovi stati o ne rinascono, è il caso della Polonia, di

antichi). La guerra ha agito da ineguagliabile acceleratore di cambiamenti che, con parola oggi

molto in uso, potremmo definire globali.

È allora necessario e giusto che si studi e si rifletta su tutto questo. Spingendo la ricerca

anche in quei settori che apparentemente, e solo per chi non comprende l’aspetto “totale” della

guerra, possono apparire meno centrali. Qual è appunto lo sport.

È questa la ragione che ha motivato il Comitato storico scientifico per gli anniversari di

interesse nazionale nel concedere il proprio logo al convegno “Lo sport alla Grande Guerra”

promosso dalla Società italiana di storia dello sport e dalla Società italiana di storia militare. L’Italia che entra in guerra nel 1915 è uno stato giovanissimo, i 50 anni dall’Unità erano stati

festeggiati nel 1911, e quella prova, con i suoi smisurati costi umani, l’eccezionale trasformazione

nella struttura sociale, produttiva e amministrativa, la mutazione profonda dell’architettura

politica, l’eccezionale espansione e ruolo dei giornali e dell’informazione, insomma,

quella prova segna indelebilmente la storia dell’Italia e la sua stessa identità. Merito del convegno

di Firenze è anche quello di aver inteso mettere in risalto, a partire dalla Grande Guerra,

il ruolo dello sport quale elemento di cultura nazionale e componente non trascurabile nella

costruzione di una coscienza identitaria della nazione.

Di particolare valore infine l’approccio interdisciplinare che ha caratterizzato la due giorni

fiorentina di cui la pubblicazione degli Atti servirà sicuramente ad allargare l’attenzione e

la conoscenza. Anche per lo sport e, più in generale per la pratica sportiva, nel suo senso e

nella sua articolazione, la Grande Guerra ha rappresentato un decisivo spartiacque. Come per

il resto della società.

  • Autore a cura di Gregory Alegi, Eleonora Belloni, Felice Fabrizio, Sergio Giuntini, Virgilio Ilari, Angela Teja e Donato Tamblè
  • Anno 2015
  • Formato 16x23
  • Pagine 423
  • ISBN 978-88-7145-346-0

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