Sant'Angelo in Colle

Sant'Angelo in Colle Ingrandisci

a guardia dei confini di Siena in età medievale

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  • Autore: Anabel Thomas
  • Anno: 2015
  • Formato: 17 x 24 cm.
  • Pagine: 128
  • ISBN: 9788-7145-3477

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Questa è la storia di Sant’Angelo in Colle, borgo della Toscana meridionale a circa 50 chilometri a sud di Siena; in età medievale – all’epoca del governo dei Nove – fu il castello di frontiera che assicurò allo Stato senese il controllo della linea di confine con la Maremma e il mare Mediterraneo. Fu al tempo del governo dei Nove – la magistratura che diresse la vita politica di Siena tra il 1287 e il 1355 – che Sant’Angelo in Colle raggiunse la sua massima importanza militare e politica. E quella fu anche l’epoca in cui la maggior parte degli abitanti del borgo, così come descritto nelle Georgiche di Virgilio, fu quotidianamente dedita al lavoro della terra, all’allevamento del bestiame e alla produzione di olio, formaggio e vino.

Simile a una corona, Sant’Angelo in Colle siede alla sommità di un colle, otto chilometri a sud di Montalcino, dominando le ampie pianure dei fiumi Orcia e Ombrone. A est, sud e ovest, il paese si affaccia su declivi degradanti coperti di viti, olivi, lecci, macchie, foreste fitte di essenze variegate e, oltre le valli, fronteggia una maestosa distesa di montagne che culmina nel Monte Amiata, la vetta più alta della Toscana meridionale; verso nord, l’abitato è sovrastato da pendii che, ripidi e densi di boschi, salgono verso Montalcino per poi proseguire in direzione di Siena, mentre sul versante nordoccidentale è fiancheggiato da una distesa di cipressi che, seguendo il tracciato dell’attuale strada di accesso, sale fino al luogo dell’antico cassero, ossia l’avamposto militare fortificato che venne imposto a Sant’Angelo in Colle dalla repubblica di Siena negli ultimi anni del XIII secolo. Più grande di un villaggio, ma molto più piccola di una città, il termine borgo è forse quello più appropriato per definire la Sant’Angelo in Colle di epoca medievale, quantunque la presenza di un palazzo comunale già prima della fine del XIII secolo faccia di questo centro uno dei più antichi comuni della Toscana.

A distanza di otto secoli, quello che un tempo fu un luogo brulicante di attività appare innaturalmente quieto. All’interno dell’originario perimetro di Sant’Angelo in Colle, oggi si avverte un senso di abbandono; sempre più numerose, le case si svuotano e quello che resta è solo il ricordo del distacco. Le campane continuano a scandire il corso della giornata, ma sempre più spesso sembrano ormai accompagnare una nuova perdita. E ogni volta il corteo funebre che dalla piazza principale e dalla chiesa di San Michele Arcangelo procede lungo i tornanti della strada che porta in basso, appare più vecchio, ma non per questo meno determinato e unito nel voler rendere l’estremo doveroso saluto al defunto.

Nel XXI secolo vi è stato un declino significativo nel numero degli abitanti dell’antico centro storico, dovuto anche alla tendenza a trasferirsi nelle case di nuova costruzione sorte alle pendici del paese. Nonostante il trascorrere del tempo e gli inevitabili cambiamenti, la comunità è rimasta tuttavia compatta. Mentre i giovani e i meno giovani si rammaricano dei vicoli e delle piazze sempre più silenziose e dell’eco delle voci delle persone care che ormai hanno lasciato per sempre l’antico centro storico, gli anziani del paese (sia quelli che abitano in cima, sia quelli che vivono ai piedi della collina) continuano a testimoniare, con vivacità e orgoglio, le esperienze della loro gioventù. Anche in epoca medievale la comunità dovette affrontare dei cambiamenti con tutte le relative sfide che questi comportarono, tra le quali vi furono – nel XIII e nel XIV secolo – la necessità di gestire le imposizioni dei nuovi padroni, ossia i funzionari e i militari inviati dalla repubblica di Siena; dover sopravvivere alle carestie e alla siccità; evitare il contagio delle epidemie.

La produzione agricola locale ha subìto profonde trasformazioni anche nel corso degli ultimi cinquant’anni. Le persone più anziane della comunità rammentano ancora la varietà delle colture un tempo praticate e i differenti tipi di animali allevati, tra cui pecore, vacche, pollame, capre. Di questa diversificazione resta ancora traccia, ma oggi la maggior parte del territorio è coltivato a ulivo e vite. Là dove un tempo vi fu una fiorente attività basata sull’allevamento dei maiali, lasciati crescere nelle fitte boscaglie che coprono i pendii attorno a Sant’Angelo in Colle, ai giorni nostri la produzione prevalente è diventata quella del vino Brunello, invecchiato per anni in botti di legno di quercia importato dalla Francia. Non vi è infatti una fine, ma soltanto una serie di “a capo”: suoni diversi echeggiano oggi tra le valli e sui declivi di Sant’Angelo in Colle e della campagna circostante; abitazioni nuove, e diverse, sorgono all’ombra dell’antico centro storico; nuove vite nascono alle pendici del colle; novelli santangiolesi, poco a poco, introducono un nuovo modo di condurre l’esistenza in un luogo in cui, un tempo tutt’altro che lontano, ogni giorno fu scandito dal suono delle campane della chiesa, dalle specifiche esigenze di ogni cambio di stagione e dal sempre mutevole e purtuttavia incessante impegno del lavoro della terra.

In quanto produttore di vino Brunello, Sant’Angelo in Colle continua a crescere al pari della qualità del suo vino. In questo senso, risulta particolarmente appropriato quanto affermato da padre Emanuele del convento di Sant’Antimo – temporaneamente sacerdote officiante a Sant’Angelo in Colle – in occasione del funerale celebrato nella chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo il 20 febbraio 2007 per Oreno Andreini, un santangiolese amato e rispettato da tutti i compaesani, giovani e anziani, deceduto all’età di ottant’anni: “Dobbiamo sforzarci di diventare, con il tempo, come il buon vino… Perché anche noi, come il vino, possiamo migliorare invecchiando”.

  • Autore Anabel Thomas
  • Anno 2015
  • Formato 17 x 24 cm.
  • Pagine 128
  • ISBN 9788-7145-3477