Sulle tracce della Vernaccia

Sulle tracce della Vernaccia Ingrandisci

dal XIII al XXI secolo

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  • Autore: Marco Lisi
  • Anno: 2013
  • Formato: 17 x 24 cm
  • Pagine: 143 pp., ill
  • ISBN: 88-7145-327-9

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Questo libro nasce dal mio interesse per il vino sangimignanese che risale agli

anni ’70 quando, assieme ad altri, mi affacciavo al misterioso e affascinante

mondo del vino allora al debutto come attore protagonista di una nuova stagione

culturale ed economica. Devo anche confessare che il mio interesse non si limitava

alla Vernaccia: mi incuriosivano la storia e le storie della gente, della campagna,

dei boschi, degli alberi, dell’agricoltura, dell’ambiente naturale. E poi la straordinaria

bellezza della città, le torri, le strade, le pietre, gli affreschi, l’architettura, le

case, i palazzi, le chiese, i libri e i documenti della biblioteca e dell’archivio; insomma,

quasi tutto ciò che riguardasse la mia città e la terra dove ho avuto la fortuna

di nascere. Interesse rafforzato dalle mie esperienze di assessore alla Cultura e

all’Agricoltura del Comune di San Gimignano (ricordo risatine ironiche su questo

strano accoppiamento!), di fiduciario valdelsano di Arcigola, oggi Slow Food, di

collaboratore della Guida dei vini d’Italia del Gambero Rosso, di sindaco della mia

amatissima Città e, infine, di moderato, ma entusiasta consumatore.

Devo comunque confessare subito anche altre cose: purtroppo ho studiato in

profondità solo la Vernaccia di San Gimignano. Per dovere di completezza avrei

dovuto occuparmi anche delle altre Vernacce: quella di Oristano e quella di

Serrapetrona, almeno. Limiti di tempo me lo hanno impedito. E un’altra premessa

necessaria è che non ho inteso fare un lavoro promozionale. Ce ne sono già

molti fatti da ottimi giornalisti, anche di recente. Non ho scritto quindi questo

libro per promuovere la Vernaccia, per fortuna e per merito di chi la produce, non

ne ha bisogno.

L’intento iniziale era, invece, soltanto quello di mettere un po’ d’ordine nella

lunga storia della Vernaccia di San Gimignano, di mettere in fila le cose e di distinguere,

per restare, sia pure per metafora, nel campo dell’agricoltura, “il grano dal

loglio”. Mi sono reso conto ben presto, però, che limitando la ricerca alle vicende

locali, senza allargare lo sguardo al complessivo percorso del vitigno/vino

Vernaccia, si rischiava di non riuscire a comprendere tutti gli interrogativi che il

tema proponeva.

Ho cercato quindi di scoprire se davvero il “ginepraio ampelografico” della

Vernaccia è così inestricabile, se davvero le sue origini sono così oscure, se davvero la vasta letteratura che la descrive è pertinente e ho cercato di scoprire, anche,

come questo vino ha accompagnato la vita dei Sangimignanesi, e non solo loro,

dal suo debutto nel Tredicesimo secolo a oggi, in un arco temporale lunghissimo,

nel susseguirsi, di cambiamenti sociali, economici, culturali. Un lavoro impegnativo,

decisamente superiore alle mie forze e che ho affrontato utilizzando una tecnica

da sindaco: cercando di fare squadra e di guadagnarmi più consiglieri e collaboratori

capaci e avveduti possibile.

Ne è venuto fuori un racconto complesso perché il quadro è complesso e talvolta

confuso, ma se non si tiene strettamente ancorata ogni “verità” sull’asse diacronico,

non si riesce a dipanare un gomitolo davvero intricatissimo; da qui la scelta

di procedere sempre per ordine cronologico anche quando sarebbe stato più agevole

(e divertente), anche per il lettore, seguire i percorsi tematici che propone un’indagine

multidisciplinare come questa.

I cinque capitoli del volume sono pensati come (quasi) autonomi uno dall’altro,

soprattutto il primo, già uscito nella «Miscellanea Storica della Valdelsa» e

solo parzialmente modificato. La lunghezza del periodo preso in considerazione

e l’intersecarsi dei piani, la diversità dei campi indagati, e infine la mia difficoltà

a ridurre a “unità” questo lungo e multiforme universo, mi ha indotto a scegliere

una formula che costringerà il lettore a sopportare parecchie ripetizioni.

In ogni caso, nel primo capitolo si passa in rassegna la presenza della Vernaccia

e di tutti i suoi sinonimi nella letteratura. Nel secondo si analizzano le varie ipotesi

fatte fino a oggi sull’origine del vitigno e del nome. Nel terzo si tenta di ricostruire

le condizioni culturali e commerciali che ne hanno consentito prima il successo

e poi il declino. Nel quarto capitolo si ripercorre la storia sangimignanese

del vino strettamente legata, fino a confondersi, anche alla produzione del vino

Greco. Nel quinto, infine, si ricercano le motivazioni della rinascita della produzione

negli ultimi ’50 anni e del successo della “nuova tradizione”, come è stata

felicemente definita qualche anno fa dal Gambero Rosso.

Devo molto a tutti i libri che ho letto (e sono molti) e che ho citato in bibliografia.

Quando quasi venti anni fa, lessi il saggio, Le Cinque Terre e la Vernaccia: un

esempio di sviluppo agricolo medievale, di Gian Pietro Gasparini, pubblicato sulla

Rivista di storia dell’agricoltura, nel 1992, mi ripromisi che anch’io, un giorno,

avrei fatto, qualcosa di simile per San Gimignano, e poi me lo sono ridetto quando

ho letto il libro di Giuliano Pinto: Campagne e paesaggi toscani del Medioevo,

pubblicato nel 2002 e infine, ed è stato il ‘sorso’ decisivo, quando ho incrociato,

nel 2006, il volume di Yann Grappe Sulle tracce del gusto. Storia e cultura del vino

nel Medioevo. Devo molto, quasi tutto, anche ad altri autori. Sono troppi per essere

citati tutti, ma tutti sono diligentemente riportati nella bibliografia.

Insomma, ho “più debiti della lepre”. Con Oretta Muzzi che mi ha seguito, corretto,

rimproverato, trovato in archivio documenti importanti, e infine, chiedendomi

di pubblicare il primo capitolo sulla «Miscellanea Storica della Valdelsa»,

mi ha dato la spinta decisiva perché completassi tutto il lavoro; con Graziella

Giapponesi, archivista e bibliotecaria di San Gimignano, costretta, per vincolo matrimoniale, a innumerevoli riletture, oltre che alla consulenza bibliografica e

archivistica; con Letizia Cesani, presidente del Consorzio della Denominazione,

per l’incessante sostegno e incitamento e con i suoi collaboratori per le preziose

informazioni; con Anneke Bork per il suo invito a tenere una conferenza sul tema

a Picchena, che mi ha costretto a riprendere in mano i miei appunti e per il suo

aiuto linguistico con i dizionari tedeschi; con Giacomo Tachis per la sua amicizia

e simpatia, i consigli e qualche fotocopia, frutto di lunghe chiacchierate tra i libri

della sua biblioteca a San Casciano; con Valerio Zorzi, amico delle prime esplorazioni

enologiche, per l’aiuto, i consigli, la compartecipazione, in particolare per

l’ultimo capitolo del libro e con Rita Vignani per le indagini sul Dna. E poi ho

“rotto le scatole” a mezzo mondo: a Neil Harris, ai miei carissimi amici Corinne

Dany e Robert Damelincourt per le traduzioni francesi, a Paolo Benvenuti, direttore

dell’Associazione Città del vino, a Claudio Galletti, presidente dell’Enoteca

italiana di Siena; a Iole Vichi Imberciadori, Francesco Saverio Gigli, Raffaello

Razzi, Silvano Mori, Cristine Billing. Né mi sono dimenticato di importunare

anche Duccio Balestracci e Mario Fregoni.

Un sentito ringraziamento ancora al Consorzio della Denominazione San

Gimignano e alla Banca di Credito Cooperativo di Cambiano per la loro consueta

attenzione e il contributo alla pubblicazione del volume.

Infine devo ringraziare molti miei concittadini per le interviste che mi hanno

concesso: Libanio Lucii, Girolamo Guicciardini Strozzi, Vasco Cetti, Mario Logi,

Mario Salini, Ferriero Cecconi, Luigi Vagnoni, Vincenzo Cesani, Pier Luigi

Marrucci, Michael e Cristopher Falchini, Manrico Biagini, Liliana Marolli Furga.

Non le ho potute pubblicare tutte, solo una piccolissima parte, ma tutte insieme

hanno contribuito alla comprensione di ciò che stavo scrivendo.

Infine, l’ultimo, non ultimo, debito ce l’ho con Giuliano Pinto, che dai tempi,

ormai lontani, della mostra sulla Spezieria di Santa Fina, mi onora della sua amicizia

e che anche questa volta ha confermato la sua grande attenzione per la terra

di San Gimignano. Prosit.

  • Autore Marco Lisi
  • Anno 2013
  • Formato 17 x 24 cm
  • Pagine 143 pp., ill
  • ISBN 88-7145-327-9