BIOGEOGRAPHIA

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Lavori della Società italiana di Biogeografia nuova serie - vol. XXVI-2005

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  • Anno: 2005
  • Formato: 17 x 24 cm.
  • Pagine: 552 pp., ill
  • ISBN: 88-7145-243-7

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Le Alpi e le Prealpi centro orientali, rappresentano poco più dei due terzi della catena alpina italiana e, secondo la tradizionale partizione sistematica 1 dell’Arco Alpino (Istituto Geografico De Agostini, 1994) si sviluppano a partire dal Col du Grand Ferret-Passo del Sempione-Dora Baltea a Ovest fino alla Sella di Caporosso- Sella Carnizza a Est. Vi appartengono le Alpi Pennine, Lepontine, Retiche, Orobie, Atesine, le Dolomiti, le Alpi Carniche e Giulie. Le Prealpi Lombarde e Venete sono ubicate nella parte meridionale della catena e appaiono divise tra loro dal solco del Lago di Garda (Fig. 1). Nella nuova suddivisione orografica unificata, denominata S.O.I.U.S.A.2, (Marazzi 2002) le Alpi assumono un ruolo di sistema montuoso europeo e l’intera partizione dell’Arco Alpino ottiene una fusione dei raggruppamenti italiani con quelli francesi delle Alpi Occidentali, con quelli svizzeri delle Alpi Centrali e con quelli sloveni e austrotedeschi delle Alpi Orientali. La nuova suddivisione del sistema alpino (Fig. 2) risulta gerarchicamente suddivisa solo in due grandi parti (Alpi Occidentali e Orientali separate dalla linea Reno- Passo dello Spluga-Lago di Como e di Lecco), da cinque grandi settori (due longitudinali e tre trasversali) e da altri raggruppamenti di grado inferiore. Secondo la nuova suddivisione orografica unificata il territorio delle Alpi e Prealpi centro orientali risulta quindi compreso nelle Alpi sud-orientali e in due ridotte porzioni delle Alpi centro-orientali e nord-occidentali.

Non essendo ancora entrata nell’uso comune e soprattutto non essendo ancora accettata universalmente questa nuova partizione dell’Arco Alpino, nella nota in oggetto, verrà mantenuta la terminologia tradizionalmente usata, impiegando i termini di Alpi Centrali, Occidentali e dei settori in esse contenuti. Inoltre in considerazione delle zone prese in esame nelle comunicazioni presentate al XXXV Congresso della Società Italiana di Biogeografia, a cui è riferita questa monografia, non verrà descritta la parte occidentale delle Alpi Pennine 3 e l’estremo comparto delle Alpi Orientali 4 (Alpi Carniche e Giulie).

Dal punto di vista orografico partendo dalla pianura verso la montagna si possono distinguere tre zone disposte in senso longitudinale. Una zona non continua di colline pedemontane di modesta altitudine, comprende gli accumuli morenici che marginano gli sbocchi delle grandi valli e delle colline scolpite nelle formazioni sedimentarie di età terziaria o di origine vulcanica (anfiteatri morenici del Lago Maggiore, di Como, di Lecco, di Iseo, del Garda e del Piave, Colli Berici ed Euganei).

Una zona di rilievi denominata “Prealpi”, sviluppata soprattutto nella Lombardia e nel Veneto con delle cime la cui altitudine supera raramente i 2.000 m e con dei plateaux calcarei con fenomeni carsici, più o meno sviluppati, rimodellati solamente in parte dalle glaciazioni del Pleistocene. La zona alpina propriamente detta con rilievi di “alta montagna” spesso separati da grandi vallate intensamente antropizzate e coltivate, con una spiccata impronta lasciata dal modellamento glaciale. In quest’ultimo settore, l’altezza dei rilievi, spesso superiore ai 3.000 m, giustifica la presenza anche adesso di ghiacciai di grandi e piccole dimensioni; qui nei massicci che superano i 3.500-4.000 m si trovano i più grandi ghiaccia che si sviluppano interamente nei versanti Sud delle Alpi italiane. Si tratta del Ghiacciaio dei Forni (più grande tra quelli vallivi) e il Ghiacciaio dell’Adamello (più grande tra quelli di calotta) ubicati rispettivamente nel gruppo dell’Ortles Cevedale e dell’Adamello.

Il settore alpino considerato risulta orograficamente molto articolato e con una elevata energia del rilievo. Il succedersi dei gruppi montuosi e delle catene in senso longitudinale, è interrotto nel settore meridionale dalla presenza dei laghi prealpini (Lago d’Orta, Maggiore, Lugano, di Como, di Iseo e di Garda) che raccordano con la Pianura Padana alcuni ampi corridoi vallivi profondamente sviluppati. Essi solcano il sistema alpino centro orientale ora in senso meridiano ora longitudinalmente, raggiungendo a luoghi lo spartiacque principale a ridosso dei limitrofi Paesi confinanti (Svizzera e Austria). Un denso reticolo di valli minori divide in maglie irregolari la catena montuosa e penetra profondamente fino alla linea degli spartiacque secondari generando valli profonde con pendii spesso assai ripidi e con dislivelli tra le vette e i fondovalle che alcune volte raggiungono anche i 3.000 m.

Da Ovest verso Est dominano il rilievo i gruppi del M. Rosa (Punta Dufour, 4.633m), del Bernina (4.049 m)-Disgrazia (3.678 m), dell’Ortles (3.905 m)- Cevedale (3.764 m), dell’Adamello (3.554 m)-Presanella (3.556 m), del Brenta (3.173 m), delle Venoste (Palla Bianca, 3.738 m), delle Alpi Aurine (Gran Pilastro, 3.570 m), Pusteresi (Collalto, 3.435 m), e delle Dolomiti (Marmolada, 3.342 m; Antelao, 3263 m; Civetta, 3.220 m). Nella fascia prealpina si distinguono le Grigne (2.410 m), la Presolana (2.521 m), il M. Baldo (2.218 m), i Lessini (1.672 m), le Piccole Dolomiti (2.235 m) e le Vette Feltrine (1.763 m). Considerando i vari allineamenti montuosi che formano l’ossatura del sistema, le catene più interne sono in genere le più elevate e quelle più esterne, indicate con il termine di “Prealpi”, più basse con quote che raramente superano i 2.500 m. (Fig. 3) Numerosi sono i solchi vallivi che marginano i vari gruppi montuosi; vanno segnalati per dimensione e continuità da Ovest verso Est la Val Formazza, Valle Antigorio, Val d’Ossola, la Val Tellina, la Val Camonica, la Valle delle Giudicarie e il lunghissimo solco della Val Lagarina-Val d’Adige che in corrispondenza di Bolzano si biforca dando vita alla Val Venosta e alla Val d’Isarco, di seguito Val Pusteria. Lo sviluppo estremamente rettilineo di alcune di esse è regolato dalla presenza di importan- ti motivi strutturali noti in geologia regionale, come nel caso della Valtellina, della Valle delle Giudicarie e della Val Pusteria che si sviluppano lungo il limite che divide le Alpi Calcaree meridionali dall’Austoalpino.

  • Anno 2005
  • Formato 17 x 24 cm.
  • Pagine 552 pp., ill
  • ISBN 88-7145-243-7

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