I finanziatori del fascismo

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Le Carte e la Storia - Quaderno n. 1

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  • Autore: Gerardo Padulo
  • Anno: 2010
  • Formato: 17 x 24 cm
  • Pagine: 112 pp.
  • ISBN: 978-88-7145-300-2

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Affermare che un movimento politico è o è stato finanziato da un gruppo di pressione, da

un comitato d’affari o da qualsiasi altro soggetto implica di per sé, secondo il comune senso

d’intendere, mettere in dubbio la sua autonomia. In quest’opuscolo si mette in dubbio, fin dal

titolo e per il periodo delle origini, l’autonomia del movimento dei fasci di combattimento

articolando il giudizio attraverso due elenchi di nomi e di cifre e un breve saggio.

Il primo elenco, preceduto da alcune riflessioni, è quello dei finanziatori del fascismo

sul quale lavorò Renzo De Felice nella prima metà degli anni Sessanta, mentre già attendeva

alla biografia di Mussolini.

De Felice ritenne che non fosse esistito affatto un nesso stretto e organico tra mondo

industriale e fascismo delle origini e che i poteri forti non avessero avuto gran parte nell’avvento

del fascismo al potere, a partire appunto dal saggio costruito principalmente su

quell’elenco pubblicato nel 1964. A questa iniziale valutazione pare naturale legare la sua

tesi successiva, enunciata nel 1975, secondo la quale il fascismo, “nella sua fase di generazione

e affermazione”, sarebbe stato “un fenomeno dei ceti medi”, in particolare di quelli

emergenti.

Le conclusioni di De Felice hanno dato origine in molte opere storiografiche a questi

risultati: che i finanziamenti degli industriali al fascismo sono considerati fatti marginali,

residui di vecchi pregiudizi, mentre i ceti medi, più o meno emergenti, affiorano, a proposito

e non, da ogni parte.

Queste letture non mi hanno mai convinto e da anni remoti ho avuto intenzione di sondare

la possibilità di altri percorsi di ricerca. Mi sono deciso, infine, a tornare su quel primo

elenco per fare il punto su una serie di questioni pendenti: ogni storico ne porta con sé, a

un livello più o meno elaborato di maturazione. Sono le riflessioni alle quali accennavo

all’inizio. Riprese in mano le carte, ho poi trovato un altro elenco di finanziatori, finora

ignoto, complementare rispetto al primo e di indubbia utilità per affermare, ad esempio,

che spesso le fonti disponibili non bastano a porre in modo corretto e a circoscrivere un

problema storiografico. È il secondo elenco qui pubblicato: raccoglie le oblazioni ottenute

tra il 13 giugno 1919 e il 9 gennaio 1920.

Entrambi gli elenchi sono privi di un robusto apparato critico che dia volto a tutti gli

oblatori o, almeno, a una buona parte di essi. Non è stato possibile fare meglio: muoversi

tra l’industriale di Biella, il commerciante di Napoli e il barone di Trapani non è semplice.

Soprattutto, è costosissimo: perciò la scelta più sensata mi è parsa quella di delegare le ulteriori ricerche agli storici di Biella, di Napoli e di Trapani e a chiunque altro possa essere

animato da buone intenzioni.

In ultimo, ho deciso di ripubblicare con lievissime varianti un breve saggio, già apparso

sul “Ponte” nell’ottobre del 2007, che dà conto di un singolare, sconosciuto e importante

finanziamento ottenuto dal movimento fascista ad altezza della marcia su Roma: una

casa editrice destinata, secondo le ripetute dichiarazioni di Dino Grandi, a formare la classe

dirigente del partito.

Siamo tra l’ottobre e il dicembre del 1922: il movimento fascista – sostiene Grandi – è

privo di una classe dirigente e si appresta a dirigere lo Stato. Ha bisogno, dunque, di una

casa editrice con la quale sia possibile fare cultura e propaganda.

In quest’ultima iniziativa entrano con forti capitali uomini della massoneria: entrano e

governano, costituendo la maggioranza del consiglio di amministrazione. La massoneria

è stata un soggetto estraneo per molti anni alle ricerche storiche. Negli ultimi tempi, è stata

affrontata da molti – talvolta con eleganza, spesso con leggerezza – in modo comunque da

sfocarne la presenza e la forza. Per parte mia, ho dato altrove conto di carte e testimonianze

dalle quali risulta che la massoneria è il soggetto politico più forte e incisivo nella storia

dell’Italia unita fino al fascismo. In ogni caso, sono stato alle carte – come si dice – e su di

esse ho fondato ragionamenti e giudizi.

Devo, e mi piace, ringraziare Guido Melis per avermi ospitato nella collana “Biblioteca”

de “Le Carte e la Storia”. Sono ringraziamenti tanto più sentiti in quanto – per una serie di

vicissitudini, di cui non importa dare conto – l’aiuto di Guido Melis è stato tempestivo e

senza condizioni.

Voltaire sarebbe stato disposto a battersi per consentire ad altri che non condividesse le

sue idee di esprimerle. I nostri tempi non sono volterriani: merita, perciò, lode e grazie chi

si adopera per dare ad altri la possibilità di esprimere opinioni non condivise dagli opinion

maker e attualmente non facilmente commerciabili sul mercato storiografico.

Dedico queste pagine alla memoria di Caterina di Calègo e Antonio di Carluccio.

  • Autore Gerardo Padulo
  • Anno 2010
  • Formato 17 x 24 cm
  • Pagine 112 pp.
  • ISBN 978-88-7145-300-2