Chiusdino, il suo territorio e l'abbazia di San Galgano

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Itinerari storico-naturalistici

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  • Autore: a cura di M. Marini e M. Orlandini
  • Anno: 1999
  • Formato: 14,5 x 23 cm.
  • Pagine: 120 pp., ill
  • ISBN: 88-7145-118-x

7,50 €

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La parte centrale della Toscana meridionale è caratterizzata da due sistemi di rilievi alto-collinari, le Colline Metallifere e la dorsale dalla Montagnola Senese alla Val di Farma e oltre, che assieme costituiscono un unico grande sistema verde al centro del quale si trova il territorio di Chiusdino, posto a circa 27 chilometri a sud ovest di Siena.

Ciononostante il territorio circoscritto dai limiti amministrativi del Comune, non presenta unitarietà geografico-morfologica, ma è caratterizzato da una notevole varietà, essendo costituito dall’aggregazione di diversi àmbiti territoriali, ognuno dotato di proprie peculiarità.

La parte nord est è formata dalle ultime propaggini della Montagnola Senese, che degradano verso la grande piana alluvionale formata dal fiume Feccia e dal sistema dei piccoli corsi d’acqua che vi confluiscono dai rilievi circostanti. La parte sud ovest è invece interessata dal sistema di rilievi collinari che costituiscono la base delle Colline Metallifere, dai quali emerge isolato il Poggio di Fogari. Tutta la parte nord est è poi delimitata da un importante sistema ambientale; quello dell’alto corso del fiume Merse e della piana da esso formata.

Dai numerosi punti panoramici che incontreremo lungo gli itinerari proposti o anche lungo le strade carrabili, molteplici sono le visuali che è possibile godere su questo territorio. E non vi è parte dove l’elemento naturale sia rimasto pressoché inalterato: in ogni parte è possibile “leggere” l’intervento dell’uomo.

Come tutte le zone collinari e submontane dell’Italia, questa parte della Toscana, pur presentando oggi un elevato grado di naturalità, con una superficie boscata largamente superiore alla media delle altre aree collinari della Penisola, è stata quella che ha subìto fin dall’antichità un impatto antropico più prolungato e intenso. Lontana dalle grandi aree paludose malariche, in un clima relativamente mite, adatto all’agricoltura, l’uomo vi si è insediato fin dalla preistoria modificando il paesaggio vegetale naturale. Le piccole aree paludose presenti sono state bonificate, le foreste che si trovavano sui terreni più fertili sono state sostituite da coltivi o pascoli, i boschi ricostituitivisi o rimasti sui terreni meno produttivi sono stati modificati con l’immissione di specie ritenute più idonee o medianti pratiche colturali.

Nell’Alto Medioevo, rocche probabilmente già esistenti o i primi insediamenti castrensi divennero centri di potere di grandi famiglie aristocratiche feudali; prime fra tutte quella di un ramo dei conti Gherardeschi e i vescovi di Volterra. Mentre altre parti del territorio divennero zone di influenza di altre casate feudali, come gli Ardengheschi e i più potenti Aldobrandeschi. Queste lasceranno un sistema di strutture fortificate, di insediamenti legati da vincoli di proprietà e in alcuni casi porteranno alla nascita di nuove strutture religiose come il caso dell’abbazia benedettina fondata presso il castello di Serena. Alcuni di questi insediamenti nel giro di qualche secolo scomparirono, altri sopravvissero, altri ancora si trasformarono e vi si organizzarono e svilupparono le comunità di villaggio. Queste, soprattutto nel corso del XIII secolo si dettero una propria struttura organizzativa e amministrativa gestendo un patrimonio comune di terre, pascoli e acque. Alcune poi assunsero preminenza rispetto alle altre e da piccoli villaggi raggiunsero dimensioni ragguardevoli.

  • Autore a cura di M. Marini e M. Orlandini
  • Anno 1999
  • Formato 14,5 x 23 cm.
  • Pagine 120 pp., ill
  • ISBN 88-7145-118-x