Grosseto - Roselle - Populonia - Vetulonia - Orbetello – Ansedonia

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Città e necropoli d’Etruria

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  • Autore: George Dennis, a cura di Mariagrazia Celuzza
  • Anno: 1988-2013
  • Formato: 14 x 21 cm.
  • Pagine: 150 pp., ill
  • ISBN: 88-7145-041-8

7,50 €

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George Dennis esplorò la Maremma in due occasioni, nel 1843 nel corso del suo terzo viaggio etrusco, ancora accompagnato da Samuel J. Ainsley, e nel 1876. I due viaggi precedono le due principali edizioni di Cities and Cemeteries of Etruria, la prima del 1848 e la seconda del 1878.

Caratteristica dell’Ottocento è l’incredibile accelerazione delle scoperte archeologiche, conseguenza – in un primo tempo – degli interventi granducali per il risanamento e il ripopolamento della Maremma (costruzione di strade, di canali, di infrastrutture e messa a coltura di zone abbandonate almeno dall’età classica) e, in seguito, delle ricerche pionieristiche di Dennis, Canina, Noël des Vergers, François. La labilissima tutela delle cose archeologiche di quel tempo non impediva che si conducessero ricerche a puro scopo di lucro, a stento mascherato dal collezionismo, come gli scavi della famiglia De Witt a Orbetello, e soprattutto gli enormi scavi di rapina dei principi di Canino a Vulci; mentre, ad esempio, l’attività di Alessandro François fu divisa fra sincero interesse scientifico e commercio antiquario. Sembra inoltre che la costruzione della ferrovia abbia dato un impulso particolare allo scavo clandestino e alla dispersione dei reperti. La necropoli di Orbetello fu negli anni successivi alla metà dell’Ottocento irreparabilmente distrutta e saccheggiata; di molti altri ritrovamenti, anche importanti e preziosi, è rimasta spesso solo la notizia. Le perdite sono però in parte compensate da grandi scoperte e nuove acquisizioni. La localizzazione di Vulci in Pian di Voce, già proposta nel ’700, fu confermata dal ritrovamento di un’iscrizione nel 1835; nel 1843 vengono pubblicati gli entusiasmanti resoconti di S.J. Ainsley, compagno di viaggio di Dennis, sulla necropoli di Sovana. Dennis ha infine il merito di aver segnalato all’attenzione degli studiosi la città etrusca di Doganella, nella valle dell’Albegna, da lui identificata con Vetulonia, ancora non scoperta.

Sarebbe però riduttivo vedere nell’opera di Dennis solo la documentazione di situazioni non più controllabili. Cities and Cemeteries of Etruria ci appare un irripetibile documento della storia del paesaggio maremmano, oltre che della storia dell’archeologia. La cultura di Dennis è un concentrato di antiquaria ottocentesca e di teorie che per decenni, e fino a un passato non lontano, hanno indirizzato e condizionato le ricerche. Ancora oggi l’opera di Dennis può essere utilissima per smascherare vecchie teorie periodicamente riproposte in quel particolarissimo genere letterario che è l’erudizione locale, erede diretta di temi e metodologie dell’antiquaria ottocentesca. Uno dei motivi conduttori del testo di Dennis è, a questo proposito, il tentativo di riconoscere nelle imponenti cinte murarie etrusche e romane che segnalano le città morte della Maremma, tracce della presenza dei Pelasgi, mitico popolo che si sarebbe insediato in Italia prima degli Etruschi (infra, p. 103); un altro è l’annoso, o meglio secolare, problema della ricerca del vero sito di Vetulonia (infra, pp. 43 ss.; 112 ss.): se ne parla pressoché in tutti i capitoli, tanti erano i luoghi dove si era voluto riconoscere la città a partire dalle prime fantasiose ipotesi di Annio di Viterbo (XV secolo) o di Leandro Alberti (XVI secolo). Il capitolo dedicato da Dennis a Vetulonia si riferisce però a un altro luogo, un centro agricolo etrusco dal probabile nome di Kaloùsion (infra, p. 19). La vera Vetulonia fu invece identificata nel 1880 da Isidoro Falchi a Colonna di Buriano, poi ribattezzata ufficialmente con il nome antico nel 1887 (infra, p. 13 ss.).

I due viaggi di Dennis in Maremma si situano in un momento in cui il paesaggio maremmano era oggetto delle più profonde trasformazioni della sua storia. Per fare solo qualche esempio, a Grosseto gli abitanti erano 2.488 nel 1830, 4.165 nel 1861; fra il 1828 e il 1859 erano state realizzate le grandi bonifiche volute dai Granduchi di Lorena che avevano recuperato 8.700 ettari su 15.000 di terreni paludosi; la ferrovia Livorno-Civitavecchia risale al 1863-64; sempre a Grosseto fra gli anni ’50 e ’60 nacquero alcune scuole, la biblioteca, il museo, il teatro, la prima “cassa di risparmio” e la prima industria manifatturiera (l’officina meccanico-agraria Cosimini, voluta da Bettino Ricasoli, proprietario di ampie estensioni di terra nel Grossetano). La malaria negli anni ’40 colpiva in media ogni anno il 30% della popolazione. D’altra parte l’organismo responsabile della malattia e il ruolo di vettore della zanzara anofele dovevano essere scoperti rispettivamente nel 1880 e nel 1898. Eppure, a quel tempo e fino al 1897 Grosseto viveva ancora in pieno il fenomeno annuale dell’“estatatura”: per i cinque mesi caldi dell’anno gli uffici pubblici si trasferivano a Scansano e la popolazione si allontanava dalla città e dalla pianura, nel tentativo di evitare la malaria. Dennis ci dà un’efficacissima testimonianza della dinamicità di questa situazione e, nella seconda edizione di Cities and Cemeteries, affianca alle osservazioni tratte negli anni ’40, annotazioni non prive di meraviglia sui mutamenti in corso (p. 49 ss.). Vanno ricordate le descrizioni impressionanti della zona del Lago di Castiglione, definita “deserto”, lo squallido quadro – confermato anche da testi locali contemporanei, quali il Dizionario del Repetti – del degrado di Massa Marittima, contrastante con la descrizione tutta positiva (ma in gran parte successiva al secondo viaggio) di Grosseto.

Non trascurabile è infine la testimonianza sullo stato delle strade e soprattutto sulla rarità dei ponti: nel tratto fra Grosseto e Orbetello, pari a 40 chilometri, Dennis fu costretto a farsi traghettare ben tre volte (sull’Ombrone, sull’Osa e sull’Albegna) (p. 88). Si sofferma poi talvolta sui mezzi di trasporto utilizzati, che devono aver aumentato in più di un’occasione il carattere avventuroso del viaggio: si accenna qua e là a un carrettino, a problemi di ferratura dei cavalli, a lunghi tratti percorsi a piedi, a soste in locande poco raccomandabili.

Più volte, confrontando l’abbondanza e la ricchezza dei resti archeologi­ ci con il paesaggio desolato che si presentava ai suoi occhi, Dennis si trovò a riflettere sui motivi storici del degrado ambientale maremmano (infra, p. 51). Al tempo di Dennis era ancora dominante la teoria che la decadenza degli Etruschi fosse dovuta alla malaria, in qualche modo concomitante con la conquista romana. La densità dell’insediamento romano sulle stesse terre ha fatto ben presto scartare quest’ipotesi, anche se il tema della malaria nell’antichità continua a conservare molte zone oscure. Appare probabile che l’impaludamento delle lagune costiere sia stato un fenomeno tardo e conseguente più che a mutamenti climatici, a fattori storici quali il calo della popolazione delle campagne e l’abbandono della manutenzione delle opere di drenaggio dovuti alla diffusione del latifondo e alle invasioni barbariche.

  • Autore George Dennis, a cura di Mariagrazia Celuzza
  • Anno 1988-2013
  • Formato 14 x 21 cm.
  • Pagine 150 pp., ill
  • ISBN 88-7145-041-8

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