Volterra

Volterra Ingrandisci

Città e necropoli d’Etruria

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  • Autore: George Dennis a cura di Gabriele Cateni
  • Anno: 1986-in rist.
  • Formato: 14 x 21 cm.
  • Pagine: 68 pp. ill.
  • ISBN: 88-7145-038-8

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Volterra è la più settentrionale delle grandi città etrusche del Tirreno. È situata a una cinquantina di chilometri nell’entroterra su una scogliera rocciosa esposta ai quattro venti, con una vista sterminata sul mare dall’alto della valle del Cecina: a sud sopra altopiani e vallate fino alle vette dell’Elba, a nord sulle vicinissime montagne di Carrara, e verso l’interno, oltre le larghe colline dei pre-appennini, fin nel cuore della Toscana.

A Cecina si cambia treno, e risaliamo lentamente i tornanti della valle del fiume che porta lo stesso nome, una valle verdeggiante, romantica e dimenticata nonostante tutto l’andirivieni degli antichi etruschi e dei romani, dei volterrani medievali, dei pisani e tutti i traffici moderni. Tuttavia ora non c’è moltissimo passaggio. Volterra è una specie di isola nell’entroterra, tuttora stranamente romita e torva.

Il trenino ferma alle Saline di Volterra, famose nell’antichità, ora proprietà dello Stato, dove si estrae una soluzione salma pompandola da pozzi profondi. I pochi passeggeri rimasti in treno vengono trasbordati all’altro binario, su un vagone che poco dopo comincia ad arrancare per il pendio come uno scarafaggio, sospinto lungo la cremagliera da una motrice posteriore. Risaliamo l’erta ripida ma tondeggiante quasi a passo d’uomo, tra vigne e uliveti. Non si vede neanche un fiore, solo i piselli di tanto in tanto lanciano un soffio di profumo nell’aria fredda. Intanto ci si innalza sempre di più nella valle, giungendo alla stessa altezza delle grandi alture a mezzogiorno e della scogliera di roccia qui di fronte, con le sue due o tre torri.

Dopo un certo numero di marce indietro e di manovre, il breve spezzone di treno si dà finalmente un po’ di pace in una fredda stazione abbarbicata, e si ferma. Il mondo intero sembra sotto di noi. Scendiamo e ci trasferiamo su un piccolo vecchio autobus che ci scarrozza fino al livello superiore, quello della città, e ci deposita in una piazzetta fredda e tetra, dove c’è l’albergo. L’albergo è alla buona e in un certo senso rustico, ma è abbastanza accogliente e piacevole nel suo disordine. E, quel che più conta, è riscaldato: in questo freddo, quasi gelido pomeriggio d’aprile i termosifoni sono accesi. Volterra è a soli 530 metri sul mare, ma è completamente esposta al vento e non meno fredda di un’alpe.

Era domenica e sembrava che ci fosse un gran trambusto, un’eccitazione generale, con dei personaggi lì per lì importantissimi che correvano dappertutto e con l’odore inconfondibile della politica nell’aria. Il cameriere ci portò il tè – chiamiamolo così – e gli domandai cosa stava succedendo. Disse che quella sera c’era un grande banchetto in onore del nuovo podestà arrivato da Firenze per governare la città sotto il nuovo regime 3. Era ovvio che questo avvenimento era per lui così importante, che noi poveri forestieri contavamo ben poco.

  • Autore George Dennis a cura di Gabriele Cateni
  • Anno 1986-in rist.
  • Formato 14 x 21 cm.
  • Pagine 68 pp. ill.
  • ISBN 88-7145-038-8

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