Carta Archeologica della Provincia di Siena

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Vol. XI: Finalità, metodì, strumenti

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  • Autore: a cura di Federico Salzotti

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Mi fa molto piacere scrivere alcune righe di introduzione al volume curato da Federico Salzotti. Un testo che viene dopo 22 anni circa di ricerche sul territorio provinciale e del quale si sentiva il bisogno; essendo incentrato sulla costruzione di quella cartografia di cui il lettore o il fruitore vede solo l’uscita finale.

Questo lavoro metodologico, mostra la serietà di un progetto che pochissime province hanno voluto e attuato con tanta perseveranza e coscienza, nonostante le molte sollecitazioni che per anni ha dato la Regione Toscana.

Esce purtroppo in una fase particolare, con la Provincia di Siena che viene praticamente chiusa e accorpata alla grossetana, seguendo non criteri di meritorietà ma ragionieristici computi inerenti tassi demografici e quant’altro. Evento che si inquadra in un momento storico comunque difficilissimo per tutto e tutti, in cui stanno cambiando molte cose, abitudini e stili di vita. Non si intravedono altro che nubi minacciose, destinate ad assommare piogge torrenziali a quelle già cadute, rischiando di sfaldare ciò che invece funzionava e a detrimento anche di aspetti primari nel nostro paese: il patrimonio e i beni culturali.

Il progetto Carta Archeologica della Provincia di Siena è nato invece per conoscere, tutelare e rendere strumento di programmazione tale risorsa; per mappare, preservare e di conseguenza sfruttare correttamente un immenso patrimonio, purtroppo non reso produttivo, che rappresenta l’eredità storica del paesaggio.

Una finalità che dovrebbe, imprescindibilmente, essere considerata ineludibile e vitale da parte di tutti i governi e dalle amministrazioni pubbliche. Le forme storiche del paesaggio, con le quali conviviamo, necessitano infatti di conoscenza diffusa per poi essere preservate, costituendo la nostra più grande eredità che non deve essere assolutamente dilapidata come invece avviene. Così facendo si porta un contributo di qualità alla costruzione di serie e responsabili politiche territoriali, delle quali oggi si sente un’enorme necessità, visto e constatato da oltre quarant’anni lo stato di deturpamento delle nostre campagne, una cementificazione mai davvero controllata, l’erosione di molte aree boschive e colture tradizionali, i vari ecomostri che la punteggiano e lo stato spesso deprecabile del patrimonio culturale, archeologico, monumentale e storico in esse contenuto.

Di fronte all’implosione di un modello di vita urbano sempre più alienante e alienato dalla finalità del buon vivere civile, nel quale si riducono progressivamente gli abitanti dei centri storici a favore di periferie sempre più allargate, deturpate sin dalla loro nascita e al tempo stesso deturpatrici, la ricerca della qualità nel territorio dovrebbe essere intesa come vitale. Invece si va nella direzione opposta e non si intravedono cambiamenti di tendenze, nonostante le levate di scudi sempre più pressanti di personalità eccellenti e di primo piano della cultura mondiale.

  • Autore a cura di Federico Salzotti

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