Carta archeologica della provincia di Siena

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vol. VII: Radicofani

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  • Autore: a cura di Lucia Botarelli
  • Anno: 2005
  • Formato: 22,5 x 29,5 cm.
  • Pagine: 250 pp., ill
  • ISBN: 88-7145-211-9

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Il bacino sedimentario neogenico di Radicofani, caratterizzato da affioramenti di sedimenti marini pliocenici, è situato tra la dorsale dell’Amiata e la dorsale del Monte Cetona, sul proseguimento verso sud del Bacino di Siena, da cui è separato dalla soglia di Pienza-San Quirico d’Orcia (Fig. 1) 1. A sud di Radicofani, il bacino si estende nella Val di Paglia fino a scomparire al di sotto delle coperture vulcaniche quaternarie degli apparati dei Monti Vulsini.

Nella parte centrale di questo bacino neogenico si trova un piccolo apparato vulcanico caratterizzato dalla emergenza del camino, dai sedimenti marini pliocenici, come struttura residuale più resistente all’erosione rispetto ai terreni circostanti. Sull’altura che ne è derivata si trova il centro abitato di Radicofani con la rocca edificata proprio sulla sommità della struttura vulcanica.

Dal punto di vista cronostratigrafico i terreni presenti nel territorio comunale, così come riportati nella Fig. 2, sono i seguenti:

– Depositi alluvionali recenti e attuali: si ritrovano esclusivamente sui fondovalle dei principali corsi d’acqua, come il fiume Orcia e il torrente Formone, che scorrono verso nord, e il fiume Paglia e il torrente Rigo, che scorrono verso sud.

– Detriti dell’attività vulcanica: dal modesto apparato vulcanico di Radicofani 2 si è avuta una limitata attività effusiva che ha dato luogo a fenomeni tipo “lago di lava”, con formazione di lave scoriacee, e a sottili colate periferiche di lave nerastre, compatte e di aspetto basaltico che ormai si ritrovano come blocchi erratici sui versanti che dal centro eruttivo degradano verso i principali corsi d’acqua.

– Apparato vulcanico: l’apparato vulcanico residuale, in cui si può identificare il condotto centrale, è caratterizzato da una formazione scoriacea, rossastra con composizione trachibasaltica, olivin-latitica, olivin-trachitica. Questo apparato, coevo alle prime eruzioni dell’Amiata, sembra databile a circa un milione di anni fa 3.

– Serie neogenica: a questa serie appartengono sedimenti che vanno dal Pliocene inferiore al Pliocene medio. In particolare al Pliocene inferiore sono riferibili i seguenti termini:

a. argille azzurre che caratterizzano gran parte del territorio comunale con morfologie calanchive (Fig. 3);

b. sabbie, arenarie, sabbie-argillose e argille-sabbiose che caratterizzano la zona meridionale in prossimità del torrente Rigo;

c. conglomerati poligenici (Fig. 4), ciottoli, sabbie e arenarie, che si ritrovano prevalentemente nella zona nord, lungo i crinali di Contignano e di Castelvecchio.

d. olistostromi pliocenici: durante la fase di regressione marina nel Pliocene medio, ai bordi del bacino la sedimentazione pliocenica ha inglobato numerosi olistostromi caratterizzati dalle litologie delle formazioni affioranti sui bordi, in particolare all’interno del territorio comunale si ritrovano due differenti tipologie di olistostromi:

1. olistostromi provenienti dalle formazioni carbonatiche della Serie Toscana affioranti sulla dorsale del Monte Cetona. Questi sono concentrati nella zona est del territorio comunale, in prossimità del confine con il comune di Sarteano, e sono prevalentemente costituiti da rocce appartenenti alla formazione del calcare massiccio. Localmente le dimensioni dei blocchi calcarei sono notevoli (molte decine di metri) e tali da far ipotizzare anche uno sviluppo verso il basso e un collegamento alla formazione in posto sottostante ai sedimenti neogenici. Tuttavia questa ipotesi, plausibile in prossimità del Monte Cetona, nel territorio di Radicofani non sembra dimostrabile.

2. olistostromi provenienti dalla formazione della Pietraforte e dalle argille e calcari (formazione di Santa Fiora): questo complesso si ritrova sul bordo occidentale del territorio comunale, in prevalenza sui versanti occidentali dei torrenti Formone e Paglia. L’aspetto di questi olistostromi è meno chiaro di quelli relativi alle formazioni calcare in ragione della maggiore “friabilità” della formazione di Santa Fiora e della Pietraforte. Queste, infatti, sono caratterizzate da bancate calcareo marnose e arenacee, già intensamente fratturate, intercalate a strati o bancate argillitiche, per cui ciò che appare è un contesto di terreni argillosi caotici, con una elevata concentrazione di frammenti litoidi di dimensioni decimetriche costituiti dalle suddette litologie. Quindi, in questo caso i blocchi provenienti dalle suddette formazioni hanno completamente perduto il loro aspetto originario.

Dal punto di vista tettonico l’area in questione è caratterizzata da strutture a prevalente direttrice appenninica che hanno condizionato la formazione del bacino stesso; particolarmente evidenti sono le linee suggerite dalle direzioni dei torrenti e dei fiumi principali, sebbene la rilevabilità sul terreno di tali discontinuità è limitata dalla monotonia dei terreni affioranti:

e. il torrente Formone e il torrente Paglia, che pur avendo direzioni di deflusso, opposte si allineano perfettamente per molti chilometri, sottolineando la presenza di una discontinuità tettonica sul bordo occidentale del territorio comunale;

f. analogamente il fiume Orcia e il torrente Rigo possono indicare una situazione simile sul bordo orientale;

g. la presenza di una fitta rete di discontinuità antiappenniniche è evidente dal tracciato di numerosi corsi d’acqua minori e dalla distorsione di alcuni tratti dell’Orcia e del Rigo.

  • Autore a cura di Lucia Botarelli
  • Anno 2005
  • Formato 22,5 x 29,5 cm.
  • Pagine 250 pp., ill
  • ISBN 88-7145-211-9

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