La vita del Trecento in Siena e nel contado nel Buongoverno e nel cofano nuziale istoriato

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Una guida al Buongoverno di Ambrogio Lorenzetti

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  • Autore: a cura di Alberto Colli, saggi di Pietro Torriti e Mario Milazzo, presentazione di Mario Ascheri
  • Anno: 2004
  • Formato: 22 x 24 cm.
  • Pagine: 120 pp., ill
  • ISBN: 88-7145-201-1

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Le arti figurative soddisfano il desiderio degli uomini di vedere raffigurate le origini e la vita per trarne insegnamento e appoggio nel cammino. Le testimonianze più antiche delle pitture provengono dai Greci, dagli Egiziani, dagli Etruschi, dai Romani, dai Bizantini e si vedono negli edifici rimasti, nei manoscritti miniati, nei vasi e nelle tombe che le hanno preservate dai guasti del tempo e degli uomini.

La grande arte gotica si è manifestata al tempo in cui si affermò la fede. Il maestro che attuò il rinnovamento fu Giotto a Firenze, con Duccio, Simone Martini, Ambrogio e Pietro Lorenzetti a Siena. Negli altri paesi europei i pittori gotici lavoravano in quel tempo ancora sulle pergamene per le miniature e sulle vetrate delle chiese. Fu un’epoca di grande cultura: nelle lettere Dante, Petrarca e Boccaccio, nella scultura Giovanni Pisano; un’epoca alla quale ci si deve avvicinare con grande attenzione e meditazione perché le opere istoriate sono colme di significati complessi da cogliere: parlano le opere di alto valore, oc­ cor­ re ascoltarle.

Per comprendere appieno un’opera istoriata è determinante risalire all’idea che l’ha originata e cioè alla committenza; solo così si accertano correttamente i messaggi che da essa promanano. Nella prima metà del Trecento senese committenti erano le autorità religiose, poi le autorità di governo e i privati. Partendo dal tema assegnato, il maestro concepiva l’opera rappresentando i temi religiosi con le storie tradizionali, e i temi laici con le vicende, le raffigurazioni dei luoghi, i personaggi, gli edifici, gli ambienti. Il gotico laico in Italia presenta l’uomo e la donna che si staccano dall’arte romanica, uniti nel matrimonio religioso.

Nell’ambito delle indicazioni ricevute il maestro, in funzione delle doti artistiche e culturali personali, sviluppa ed enfatizza il tema commessogli. Nell’opera istoriata la verifica in base alle notizie documentali esistenti è essenziale per riconoscere la provenienza e risalire all’autore.

Particolare è il caso di Ambrogio Lorenzetti che, primo e più di ogni altro in quel tempo, sviluppò le committenze laiche pubbliche e private in concezioni pittoriche istoriate innovative, allegoriche e realistiche, raffigurando il Medioevo e recando messaggi eccezionali alle generazioni contemporanee e future. La più an­ tica opera pittorica conosciuta di Ambrogio Lorenzetti, datata al 1319 ma unanimemente attribuita al gran­ de artista senese, è rappresentata da una Madonna con il Bambino. già nella Pieve a Vico l’Abate presso Firenze, città in cui Lorenzetti fu presente nel 1320-21 e nel 1327, immatricolato con Giotto e Dante nell’Arte dei Medici e Speziali. Tra le prime opere istoriate religiose sono da ricordare le Storie dei Francescani, dipinte da Ambrogio a Siena nel chiostro e nella sala capitolare della basilica di San Francesco; la testimonianza ci è data da Lorenzo Ghiberti che nei suoi Commentari descrive il giovane Francesco che decide di divenire frate, fonda l’Ordine dei Fran­ cescani, promuove missioni in Asia ove i Saraceni martirizzano i suoi frati e raffigura le perturbazioni del cielo e della terra con la grandine, le saette e i terremoti che accompagnano il martirio.

Un pittore senese, dunque, già a Firenze durante la sua prima attività e dove apprese quelle straordinarie novità di linguaggio che lo distingueranno per sempre al confronto, ad esempio, con lo stile del più anziano fratello Pietro, ancora legato ai modi bizantineggianti di Duccio di Bo­ ninsegna. Infatti tutta la feconda produzione di Ambrogio Lorenzetti, fino alla morte avvenuta nel 1348 du­ rante la terribile peste nera che lo portò via con la moglie Simona e le figlie Lisa, Tomassa e Cateranna 1 (App. 1), corre su di un binario personalissimo, e­ sempio qua­ si unico nel suo tempo, sempre più alla ricerca di una visione pittorica vicina al senso del reale, di un linguaggio umano, “di un tepido calor dei sensi” come bene scrisse Enzo Carli, aperto alla ricerca del naturalismo vivo e prorompente che culminerà nei celeberrimi affreschi del Palazzo Pubblico di Siena (1338-39) con l’Allegoria e gli Effetti del Buon governo e l’Allegoria e gli Effetti del Cattivo governo in città e nel contado, con vedute inimmaginabili per ogni altro pittore trecentesco, quasi precursore del primo Rina­ sci­ mento toscano nello studio delle figure prospettiche, con una pienezza di orizzonti tale da rendere sempre più ampie e ariose le scene da lui rappresentate. Basta porre a confronto i paesaggi del Buon governo con l’affresco di Duccio raffigurante la donazione del castello di Giuncarico nel 1314, o con l’altro tutto metafisico di Simone Martini con l’assedio di Guido Riccio da Fogliano alla rocca di Montemassi, affreschi ambedue posti proprio nel salone accanto a quello in cui si trovano le opere di Ambrogio.

  • Autore a cura di Alberto Colli, saggi di Pietro Torriti e Mario Milazzo, presentazione di Mario Ascheri
  • Anno 2004
  • Formato 22 x 24 cm.
  • Pagine 120 pp., ill
  • ISBN 88-7145-201-1